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Ottobre, 19, 2016

Divorziare in Italia: la procedura passo passo

Dopo molto tempo la normativa sul divorzio, su un cui cambiamento si è discusso a lungo in questi decenni, ha subito importanti e profonde modifiche, le quali hanno letteralmente cambiato quello che è l'impianto della normativa che disciplina tale istituto. Ora qual è la procedura da seguire per l'ordinamento giuridico nostrano, nel caso in cui due persone sposate decidano di divorziare? Quali i tempi e i costi? Quali i documenti necessari e quali le conseguenze di natura prettamente giuridica?

Prima di addentrarsi nell'analisi va ricordata per sommi capi la normativa antecedente: fino a poco tempo fa il divorzio poteva essere inoltrato da uno dei coniugi allo scoccare dei trentasei mesi, ovvero tre anni anni di separazione legalmente riconosciuta e quindi, in altri termini, pronunciata dal giudice.

Dal maggio del 2015 le cose sono, come anticipato, profondamente mutate. Per quanto riguarda i tempi che portano al divorzio, va detto che la nuova normativa consente di depositare la richiesta dello stesso dopo dodici o sei mesi di separazione legalmente riconosciuta dal giudice: questa differenza di tempi la separazione giudiziale da quella consensuale, per cui quindi i tempi sono più brevi di esattamente metà. Si è detto che la tempistica della separazione si calcola dalla pronuncia del giudice: con questo termine però si intende, più nello specifico, il giorno in cui si è svolto il primo passo ufficiale davanti a quest'ultimo, ovvero quell'atto che in diritto processuale civile è noto come prima udienza di comparizione.

Va specificato che tra i fautori della legge che tutti conoscono come "divorzio breve" vi erano pareri contrastanti: alcuni volevano che il conteggio dei sei o dodici mesi partisse dal momento di un altro atto ufficiale, ovvero la notifica o del deposito del ricorso. Alla fine tale possibilità non si è concretizzata in una norma facente parte del nuovo impianto dell'istituto e questo, tecnicamente, comporta una dilatazione dei tempi. Trascorsi i sei o dodici mesi, a seconda del tipo di separazione, si arriva alla pronuncia che mette la parola fine al vincolo matrimoniale dal punto di vista prettamente civile.

Ma quali sono i passi da compiere per attivare la procedura del divorzio breve? Prima di tutto va detto che il nuovo istituto giuridico è utilizzabile a prescindere o meno dalla presenza di figli. Inoltre il primo passo è quell'atto che la legge è andata a denominare "accordo di negoziazione assistita". Questo consiste in un atto che può essere redatto da un avvocato e che viene all'attenzione del pm a sei mesi dalla redazione dello stesso.

Bisogna specificare che il divorzio breve può effettuarsi anche facendo a meno della presenza e dell'ausilio di un legale: per evitare questo costo basta recarsi in Comune e effettuare la procedura dell'"accordo di negoziazione assistita" davanti al primo cittadino. Va però messo l'accento sul fatto che tale opzione è praticabile solo ed esclusivamente in assenza di figli minorenni o che pur avendo raggiunto la maggiore età non siano economicamente in grado di sostentarsi da soli o, ancora, che siano sottoposti ad un regime di tutela legale.

Riguardo alla documentazione necessaria per arrivare ad ottenere la fine degli effetti civili del vincolo di cui si sta discorrendo, bisogna presentare diversi documenti: primo fra tutti l'estratto di matrimonio. Questo documento può essere reperibile senza difficoltà alcuna facendo una richiesta agli uffici del Comune in cui si sono svolte le nozze. Quindi bisogna procurarsi un certificato di residenza e uno stato di famiglia di ambedue le parti in causa: attenzione però, perchè entrambi questo documenti devono essere richiesti "per uso divorzio". Vi sono poi alcuni documenti che bisogna procurarsi e presentare, i quali variano a seconda del tipo di separazione.

Quel che invece rimane costante come adempimento burocratico è il cosiddetto "contributo unificato", il cui ammontare al momento è pari ad una cifra euro quarantatrè.